Il triste destino dei giochi che non assecondano i gusti delle masse è quello di finire relegati in una nicchia di mercato per pochi cultori delle “vere” opere videoludiche.
Ma la vera maledizione di questi titoli, in un mondo dispendioso di risorse, umane ed economiche, come quello dello sviluppo di videogiochi al giorno d’oggi, consiste nel fatto che difficilmente riescono a varcare i confini del Giappone a livello distributivo e, qualora ci riescano, si scontrano inevitabilmente con la freddezza del pubblico occidentale, abituato a “roba” come FIFA e Tomb Raider.
Okami è uno di questi titoli. Localizzato in lingue a noi comprensibili (inglese, francese e tedesco, nella tradizione Capcom), il titolo non ha riscosso il successo che avrebbe meritato a fronte della maestosa ed originale realizzazione tecnica, del gameplay che definire innovativo è dire poco, della storyline affascinante e commovente.
Tutto questo, però, non è bastato, tanto che la stessa Capcom ha smentito ufficialmente le voci che riferivano di un sequel in lavorazione per le console di ultime generazione. Troppo scarse le vendite al di fuori del Giappone, specie a fronte della qualità cristallina del titolo. Insomma, Okami 2 resterà per sempre un sogno. Amen.
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